Materiali da Premio Nobel per la transizione Ecologica

Quando la scienza ridisegna la materia

C’è un filo invisibile che unisce i semi di girasole, gli atomi di grafene e le polveri cristalline dei metal-organic frameworks: la ricerca di una materia più pulita, leggera e intelligente. È il filo che ha intrecciato il convegno “Materiali da Premio Nobel per la transizione Ecologica”, promosso dall’Osservatorio Allestimenti in occasione di Ecomondo 2025.

Tre voci d’eccezione – Francesco Balducci (co-fondatore di Manifaktura), Vincenzo Palermo (Direttore di CNR–ISOF) e Claudio Pettinari (Presidente del Consorzio Nazionale per la Quantum Science and Technology (NQSTI) – hanno accompagnato il pubblico in un viaggio dentro la scienza dei materiali, mostrando come la ricerca possa riscrivere le regole della progettazione e della sostenibilità.

Dalla farina di soia all’arredo del futuro

Balducci ha presentato il primo pannello MDF bio-based per ambienti indoor più salubri: un materiale che nasce da semi di girasole e colza e utilizza un bio-adesivo naturale, privo di formaldeide e derivati fossili.
Un’innovazione sviluppata da Manifaktura in collaborazione con Evertree che riduce drasticamente l’impronta di carbonio. 
Il risultato è una filiera agricola circolare, tutta europea, capace di unire agronomia, chimica verde e design industriale. Un passo concreto verso un arredamento realmente sostenibile.

La materia vista da un miliardesimo di metro

Con Vincenzo Palermo, la scala di osservazione si è ristretta fino al mondo del nano.
Le sue ricerche su grafene e nanocompositi mostrano come sia possibile costruire batterie più efficienti, filtri in grado di catturare nuovi contaminanti e persino sistemi terapeutici che agiscono dentro il corpo umano come “nano-sottomarini”.
Palermo ha ricordato come la nanotecnologia, premiata due volte dal Nobel, non sia un esercizio accademico ma una chiave per affrontare la transizione ecologica: trasformare la materia, partendo dal suo più piccolo dettaglio.

Architetture invisibili che respirano

Il viaggio si è concluso con Claudio Pettinari, che ha raccontato la rivoluzione dei Metal-Organic Frameworks (MOFs), materiali porosi e straordinariamente leggeri, capaci di catturare anidride carbonica, depurare l’acqua da PFAS, regolare l’umidità degli edifici e persino rimuovere metalli pesanti.
La loro struttura cristallina, fatta di connessioni perfette tra metallo e molecole organiche, consente di immaginare una nuova generazione di materiali “intelligenti”, in grado di interagire con l’ambiente.
Un solo grammo di MOF può avere la superficie di un campo da calcio: una metafora potente della capacità della scienza di ampliare lo spazio del possibile.

Materia, energia, responsabilità

L’incontro ha offerto molto più di un aggiornamento scientifico: è stato un dialogo tra ricerca e impresa, un’occasione per riflettere sul significato stesso del costruire nel tempo della transizione ecologica.

È in questa intersezione che l’Osservatorio Allestimenti trova la propria missione: dare forma alla complessità e anticipare i materiali di domani.

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